PAG. 2 Avvicinamento
PAG. 3 Le vie

 

Il tetto di Sarre. Ovvero, le vie a pezzi. Risalendo con la macchina la Vallée appena oltre Aosta, di fronte alle enormi condotte situate all'imbocco della valle di Cogne, sulla sinistra orografica, sopra ad un tunnel della ferrovia da far west che collega Aosta all'alta valle, si può scorgere un'incredibile lavagna rocciosa alta una ventina di metri, strapiombante e inclinata ad almeno 45°, la cui sporgenza ripara dalla pioggia per un bel tratto il trenino quando sbuca dalla galleria. Già, perché il tetto di Sarre è anche treno, ed è anche pioggia. Chi ci ha già arrampicato, sa bene come questi due elementi siano complementari all'arrampicata e si integrino addirittura con essa. In non pochi, infatti, hanno finora avuto il privilegio di verificare di persona lo spostamento d'aria provocato dal treno appena sotto le scarpette da roccia, appesi sulla calata della via di riscaldamento, bloccati in tempo per raccontare agli amici del pugno minaccioso roteato per aria dal macchinista all'interno della cabina di guida. E non in pochi finiscono a sbracciare da una tasca ad un buco, quasi tutti rigorosamente scavati da un trapano amico, nelle giornate uggiose in cui le uniche alternative potrebbero essere il muro d'arrampicata al chiuso o lo svacco totale davanti alla tivù. Come avrete già capito, se non amate almeno un po' l'arrampicata scimmiesca e se non andate d'accordo con le prese scavate, quando piove Sarre non sarà il vostro ombrello. In caso contrario, pur non ritornando a casa estasiati da sensazioni romantiche di scenari montani da favola, apprezzerete la facilità di lettura delle vie, penserete che vi manca poco a eliminare quel resting - sbagliato! - e forse vi consolerà l'idea che anche una mezza giornata passata a ridosso di una massicciata ferroviaria - con tunnel nei pressi - non è più squallida di una domenica in compagnia di Canale X… Fino a poco prima dell'alluvione del 2000 un'anima pia si preoccupava periodicamente di affiggere nei pressi della falesia l'orario aggiornato dei treni. Ultimamente l'usanza si è persa, quindi occorre prestare molta attenzione: dal tunnel si sentono i rumori dell'autostrada e si pensa al treno; poi ci si distrae e il treno arriva per davvero senza sferragliare adeguatamente. Il consiglio, onde evitare che qualche premuroso tutore della sicurezza pubblica proponga di vietare l'arrampicata, è di ripassare la corda nei primi tre rinvii quando ci si cala dalla calata dalla via di riscaldamento. La roccia, su cui ultimamente sono nati altri tre itinerari, su cui Alberto Gnerro ha liberato uno dei pochi 9a esistenti e confermati in Italia, è attrezzata alla perfezione; non importa che sia di questo o quel tipo; ciò che conta è non sprecare una goccia di benzina per tenersi fino in catena. Ecco, forse le soste intermedie non sono all'altezza delle protezioni di progressione ed alcuni moschettoni, per lo meno alla vista, invitano ad una calata in apnea. Già, soste intermedie e vie a pezzi. Una caratteristica degli itinerari del tetto di Sarre consiste nella modularità: fino al primo moschettone si sale una via; proseguendo al secondo se ne sale un'altra (più difficile) e, se proprio non se ne ha ancora abbastanza, una terza catena è lì che aspetta sorniona, solitamente al limite superiore dello strapiombo, oltre l'8a.

Avvicinamento: 10 minuti

Orientamento: sud ovest

Lunghezza delle vie: 10-30 metri

Corda: 60 metri

Tipo di roccia: gneiss

Attrezzatura:anelli resinati e fix da 10 con catene in sosta

Quota: 550 m. slm

Numero di vie: 26

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tetto di Sarre
foto: Federico Negri
In catena Cybermountain
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