PAG. 2 Avvicinamento
PAG. 3 Le vie

 

Foresto, piccola frazione di Bussoleno, è il punto di partenza per raggiungere alcune tra le pareti che hanno visto nascere l'arrampicata sportiva in Italia. Gran parte degli appassionati di questa disciplina che nel 1980 non erano ancora nati, se forse non sono a conoscenza - gli sia concesso - del fatto che Patrick Berhault, primo profeta francese del free climbing, venne invitato a Torino in occasione della manifestazione Sportuomo '80 per l'inaugurazione della palestra di roccia del Palavela, sanno bene, potenza della mitologia, che proprio a Foresto, dove venne portato a sgranchirsi i muscoli, il transalpino salì con stile impeccabile il tetto dei Nani verdi, via spettacolare che fino a 20 anni fa tutti percorrevano in artificiale. La strada era ormai segnata, ed i primi seguaci nostrani di Berhault, dapprima Marco Bernardi, quindi Andrea Gallo, poi tanti altri, si diedero un gran daffare per emularne le gesta, liberando le vie più dure dell'Orrido e delle Striature Nere. Quest'ultima falesia, vero e proprio banco di prova per i più forti nel corso degli anni '80, utilizzata sempre più come termometro per testare i miglioramenti conseguiti nelle sedute sulle strutture sintetiche dagli arrampicatori degli anni '90, ha contribuito nel corso degli ultimi due decenni ad alimentare accese dispute tra i chiodatori ed i frequentatori. I primi, infatti, nel valutare il livello degli itinerari, sono sembrati spesso condizionati dal timore di vederseli svalutare dal primo big di passaggio; i secondi, d'altro canto, provenienti da fuori e sempre più numerosi, non si ritrovano affatto nei criteri di valutazione delle vie, quasi sempre sotto stimate di almeno mezzo grado. Chi - come Luca Gontero - ha partecipato attivamente alla chiodatura di gran parte degli itinerari e possiede tuttora la capacità di analizzare con obiettività e distacco le vicende di ieri, suggerisce una chiave di lettura alternativa quantomeno singolare, che tenga conto non tanto del grado riportato sulle guide, quanto degli aspetti storici e delle vicende che, nel corso dei primi anni '80, hanno fatto delle Striature un centro di arrampicata sportiva di livello assoluto. Sostiene Gontero: - Non andate alle stria per "fare il 7a" o "il 6b": se quello in altre falesie è il vostro limite, probabilmente tornerete a casa insoddisfatti; andateci, piuttosto, per "fare Gorilla lilla" o per "fare Egomania" -. A buon intenditore... Altra questione in sospeso: la chiodatura di alcune vie. Sparse tra gli itinerari richiodati con anelli resinati - in qualche caso la chiodatura originaria era un po' distante e tale è rimasta -, continuano a sopravvivere vie attrezzate con materiale obsoleto e pericoloso, risalente ai primi anni '80. Suona alquanto strano - come invece alcuni lascerebbero intendere - che tali vie non possano essere riattrezzate a causa della ferma opposizione da parte di qualche chiodatore storico ad interventi di restyling sulle proprie creazioni. Alla luce di quanto detto, se si aggiunge che il calcare chiaro delle stria, dopo vent'anni di passaggi, non ha più l'aderenza dei primi giorni, sembrerebbe inspiegabile il successo che, malgrado tutto, la falesia continua a riscuotere in ogni periodo dell'anno. Ma a pensarci bene, forse, le Striature piacciono proprio perché offrono vie che non sempre si esauriscono in catena, esposte a critiche feroci e ad elogi incondizionati, le cui storie, spesso controverse, stuzzicano i mille signor Rossi, la domenica, dopo aver passato le sere in settimana sul muro sintetico, a confrontarsi virtualmente con i pochi mostri sacri che vent'anni fa si cimentavano, con altrettanta fatica, sugli stessi movimenti.

Avvicinamento: 10 minuti dal posteggio di Foresto

Orientamento: sud

Lunghezza delle vie: 15-30 metri

Corda: 60 metri

Tipo di roccia: calcare

Attrezzatura: anelli resinati, fix da 10, qualche via a spit artigianali e catene in sosta

Quota: 550 m. slm

Numero di vie: 50

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la falesia di Miramonti
foto: Federico Negri:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gigio Buson su Funeral party, 7c
foto: Federico Negri

 

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